Tutti contro Saccomanni
La Legge di stabilità concepita dal ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, è stata criticata dalle istituzioni dello stato, dalle lobby e dai sindacati. Sono arrivate pungolature dalla Corte dei Conti, che è l’istituzione che sorveglia i conti pubblici, dalla Banca d’Italia, che li analizza dal punto di vista della politica fiscale e monetaria, dalla Confindustria e dai sindacati, che dovrebbero rappresentare le imprese e i lavoratori destinatari dei presunti benefici della manovra derivanti dal taglio del cuneo fiscale, e infine dalla Confedilizia e l’Ance, Associazione nazionale dei costruttori edili, che rappresentano i proprietari immobiliari e l’industria edilizia e si dolgono dell’eccessivo peso tributario loro addossato.
20 AGO 20

La Legge di stabilità concepita dal ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, è stata criticata dalle istituzioni dello stato, dalle lobby e dai sindacati. Sono arrivate pungolature dalla Corte dei Conti, che è l’istituzione che sorveglia i conti pubblici, dalla Banca d’Italia, che li analizza dal punto di vista della politica fiscale e monetaria, dalla Confindustria e dai sindacati, che dovrebbero rappresentare le imprese e i lavoratori destinatari dei presunti benefici della manovra derivanti dal taglio del cuneo fiscale, e infine dalla Confedilizia e l’Ance, Associazione nazionale dei costruttori edili, che rappresentano i proprietari immobiliari e l’industria edilizia e si dolgono dell’eccessivo peso tributario loro addossato. Invero anche la Corte dei Conti critica l’eccesso di tassazione degli immobili, puntando l’indice soprattutto sul fatto che le norme lasciano un’eccessiva libertà di aliquota agli enti locali, con effetti arbitrari. Quanto a Confindustria e sindacati, in particolare la Cgil, lamentano l’inadeguatezza delle misure di sgravio a favore del cuneo fiscale, che vengono attuate con le risorse finanziarie raccolte mediante quelle nuove tassazioni e altre criticabili fonti di entrata e di contenimento di spesa.
La critica della Banca d’Italia è del tutto differente: sostiene che questa manovra è insoddisfacente sia perché non affronta i problemi strutturali sia perché rischia di eccedere i limiti di deficit europei previsti per il 2013 e per gli anni futuri. Ciò perché sembrano esserci valutazioni di entrate troppo ottimistiche insieme a sottovalutazioni delle spese e una riduzione degli sprechi pubblici in via di definizione con la spending review in fieri. Dato che sia il ministro dell’Economia Saccomanni sia il nuovo ragioniere generale dello stato, Daniele Franco, provengono dalla Banca d’Italia, il primo come suo direttore generale e il secondo come responsabile del settore della Finanza pubblica, queste critiche hanno una particolare rilevanza anche a livello internazionale, data la sede da cui provengono. E’ raro che un’istituzione critichi l’operato delle proprie “figure” prestate alla politica. Saccomanni si è difeso dicendo che si tratta di “critiche del tutto marginali”. Eppure il dato di fondo è evidente. Quando la manovra finanziaria poliennale è criticata per il suo eccessivo rigore, come è accaduto per quella di Mario Monti, deve trattarsi d’una manovra seria o quantomeno incisiva che per forza scontenta tutti dal momento che, giocoforza, penalizza molti. Ma quando la manovra finanziaria poliennale è criticata anche dai lassisti e dai rigoristi, come in questo caso, significa che è vana e forse rischia di essere anche dannosa perché non aggredisce i problemi.